venerdì 26 febbraio 2016

Vorrei averlo scritto io

Credo non sia mai accaduto, in oltre quattro anni di vita de il mio secchiello d'acqua, che un articolo mi inducesse ad affermare che avrei voluto scriverlo io. Accade oggi con l’editoriale di Alberto Negri su Il Sole 24 Ore che potete leggere qui: http://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2016-02-26/i-magazzini-anime-e-muri-vergogna-072802.shtml?uuid=ACmiiVcC.
Buona stampa. In realtà l’articolo di Negri non si muove solo nel territorio del giornalismo, ma si inoltra con ottimi risultati in quello della scrittura.
Certo, le dimensioni sono quelle che sono, ma Negri ha scritto un pezzo bellissimo e ci conduce per mano nella vita di un migrante siriano, ci fa sentire quello che hanno sentito le sue orecchie, ci fa vedere quello che hanno visto i suoi occhi, ci fa provare i colpi che ha subito il suo corpo, ci fa pensare quello che lui ha pensato. E ci conduce, più rapidamente, ma non meno efficacemente, nella vita delle tante persone che, negli ultimi decenni e non solo, hanno subito destini simili a quelli dell’uomo siriano protagonista dell’articolo. Destini che noi abbiamo presto dimenticato, girando, come sappiamo fare molto bene, la testa dall’altra parte. Quando dico noi, intendo noi europei. Noi che siamo così irrimediabilmente assenti anche in quel che accade a pochi passi da noi. Noi che abbiamo deciso di privilegiare il nostro orticello e di ammainare la bandiera del continente unito al quale, nei loro disegni, i fondatori avevano inteso affidare, liberandolo dalle ragioni delle guerre del passato, un ruolo adeguato alla storia dei suoi popoli e delle sue civiltà.
L’Europa ha lasciato un vuoto che solo l’Europa può colmare, purché i suoi cittadini e i suoi politici sappiano riprendere il percorso interrotto.
La proposta musicale di oggi avrebbe potuto essere il terzo pezzo di ieri, ma ho preferito limitarmi a due e ho privilegiato George Harrison. Oggi, dunque, ecco i Genesis con Dancing With The Moonlight Knight, brano dal cui testo sono ricavate le parole che danno il titolo all’album: Selling England By The Pound. E non c’è nulla di casuale...


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